Il problema principali di dispositivi portatili o autonomi è da sempre quello della capacità di carica. Siamo avanzati in molti settori, ma quello delle batterie stenta a fare quel salto…
Il problema principali di dispositivi portatili o autonomi è da sempre quello della capacità di carica. Siamo avanzati in molti settori, ma quello delle batterie stenta a fare quel salto di qualità che molti auspicherebbero. Ce ne accorgiamo con i nostri smartphone, ma il quadro peggiora quando si parla di droni, robot e hardware dedicato all’AI, che oltre a richiedere molta potenza, spesso sono per loro natura lontani da prese elettriche o stazioni di ricarica. a quanto pare un nuovo microreattore a celle a combustibile sviluppato in Giappone potrebbe essere la risposta, poiché capace di concentrare prestazioni elevate in uno spazio significativo quanto il palmo di una mano. Questo particolare dispositivo si basa sulla tecnologia delle celle a combustibile a ossidi solidi, note come SOFC, considerate da tempo una delle alternative più promettenti alle batterie tradizionali. Rispetto agli accumulatori agli ioni di litio, queste celle possono offrire una densità energetica fino a quattro volte superiore, convertendo direttamente combustibili ricchi di idrogeno in elettricità con un processo elettrochimico particolarmente efficiente. E fino a qui potete ben capire il potenziale, ma il vero ostacolo che finora ne ha vanificato un possibile impiego è sempre stato il calore. Purtroppo le SOFC lavorano intorno ai 600 gradi, ovvero una temperatura che rende complessa qualsiasi miniaturizzazione.
Fonte: HDBlog
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