C’è un cortocircuito evidente nel nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Da un lato la usiamo per rafforzare la difesa contro gli attacchi informatici, dall’altro bas…
C’è un cortocircuito evidente nel nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Da un lato la usiamo per rafforzare la difesa contro gli attacchi informatici, dall’altro basta un’interfaccia credibile e un nome familiare come ChatGPT o Claude per far abbassare la guardia a molti utenti. È anche su questa fretta – scaricare, provare e integrare subito l’ultimo assistente digitale disponibile – che i cybercriminali stanno costruendo una parte sempre più consistente delle loro campagne. I dati presentati da Kaspersky durante la conferenza Horizons a Roma fotografano una realtà particolarmente concreta: tra gennaio e l’inizio di maggio, i sistemi dell’azienda hanno rilevato a livello mondiale oltre 92. 000 attacchi malware veicolati da finti servizi AI. Quasi la metà (il 49%) sfrutta il brand ChatGPT, seguito da Claude e Gemini, entrambi al 18%. La dinamica è semplice, ma efficace. Non parliamo necessariamente di complessi attacchi algoritmici, ma di vecchio "social engineering" applicato alla novità del momento.
Fonte: HDBlog