OpenAI, leader mondiale nell’intelligenza artificiale, è al centro di una trattativa senza precedenti con il governo degli Stati Uniti. Secondo fonti del Financial Times, la società avrebbe proposto di vendere una quota del cinque per cento al Tesoro americano, una operazione che, alla valutazione corrente di 852 miliardi di dollari, corrisponderebbe a circa 42,6 miliardi.

La proposta nasce da un intento dichiarato di rendere i cittadini americani partecipi dei benefici economici generati dall’AI, spostando parte del capitale privato verso un fondo pubblico. Se confermata, la mossa potrebbe segnare una svolta nella governance delle tecnologie emergenti, creando un modello di “sovereign wealth fund” dedicato all’intelligenza artificiale.

Motivazioni strategiche di OpenAI

OpenAI sostiene che la condivisione di una quota azionaria con il governo favorirebbe un controllo più trasparente sulle decisioni di sviluppo e distribuzione delle sue tecnologie. Il CEO Sam Altman ha sottolineato che l’accesso pubblico ai profitti dell’AI è una risposta alle crescenti preoccupazioni sulla concentrazione di potere nelle mani di pochi attori privati. Inoltre, la partecipazione statale potrebbe offrire una maggiore stabilità finanziaria in vista di futuri investimenti di ricerca.

Dal punto di vista finanziario, la cessione del cinque per cento non altererebbe significativamente il controllo operativo di OpenAI, ma garantirà al Tesoro un flusso di dividendi potenzialmente enorme. Gli analisti prevedono che tale flusso possa essere reinvestito in programmi di formazione, infrastrutture di calcolo e iniziative di ricerca pubblica, creando un circolo virtuoso di innovazione.

Reazioni politiche e legislative

Il senatore Bernie Sanders ha accolto con favore l’idea, proponendo l’American AI Sovereign Wealth Fund Act, una legge che potrebbe creare un fondo da circa sette trilioni di dollari. Secondo Sanders, un fondo di tali dimensioni consentirebbe di redistribuire i profitti dell’AI a livello nazionale, riducendo le disuguaglianze e finanziare progetti di interesse pubblico. Altri membri del Congresso, però, rimangono cauti, temendo che l’intervento statale possa limitare la libertà di innovazione.

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent e il Segretario al Commercio Howard Lutnick hanno partecipato a incontri con Altman, valutando le implicazioni fiscali e regolamentari. Entrambe le agenzie cercano di capire come integrare la partecipazione di OpenAI in un quadro normativo che tuteli la concorrenza e la sicurezza nazionale, senza ostacolare la crescita del settore.

Possibili estensioni ad altre aziende AI

Il modello proposto da OpenAI potrebbe fungere da precedente per altre grandi realtà dell’intelligenza artificiale, come Anthropic, Google e Meta. Se il governo decidesse di replicare la stessa struttura di quote azionarie, si aprirebbe la strada a una nuova forma di investimento pubblico in tecnologie avanzate, con impatti significativi sul bilancio federale e sull’ecosistema di ricerca.

Le trattative sono ancora in fase preliminare e nessuna delle parti ha ancora confermato ufficialmente i termini. Tuttavia, la semplice discussione di una quota del cinque per cento ha già generato un ampio dibattito su come il capitale privato e quello pubblico possano coesistere nella corsa all’AI, con potenziali ripercussioni a livello globale.

In conclusione, la possibile cessione di una quota del cinque per cento di OpenAI al governo USA rappresenta un esperimento di grande rilevanza, capace di influenzare sia la struttura del mercato dell’intelligenza artificiale sia la percezione pubblica del valore di queste tecnologie. Se realizzata, la mossa potrebbe segnare l’inizio di una nuova era in cui il capitale pubblico partecipa attivamente al profitto dell’AI, con effetti duraturi sull’innovazione, sulla regolamentazione e sulla distribuzione della ricchezza digitale.

Fonte: The Cryptonomist (Blockchain & Crypto)